Ronco - Tagliaferri

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Ronco - Tagliaferri
Dal rifugio al Venerocolo
Dal passo a Ronco
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Data Escursione: 19 agosto 2009 Km percorsi: 29 Sentieri CAI percorsi: 413, 416, 414
Località di partenza:
Ronco di Schilpario
Altitudine min: 1063m max: 2543m Traccia GPS Google Earth
Meteo: Molto nuvoloso, pioggia Durata totale escursione: 9 ore 35 min Traccia GPS Visual Earth

 

 Immagine satellitare con traccia GPS andata Immagine satellitare con traccia GPS ritorno
Sat view andata Sat view ritorno
Mappa interattiva Google

Profilo altimetrico
Ronco - Tagliaferri - Passo Venerocolo - Ronco

Mappa interattiva Grafico altitudine

 

L' escursione verso il rifugio Nani Tagliaferri, parte da Ronco, una frazione della Val di Scalve a 2km dal Comune di Schilpario. Il sentiero del CAI n. 413, inizia in prossimità di un comodo parcheggio dove lasciata l'auto ho iniziato la mia ascesa verso il rifugio posto alla maggior altitudine delle Alpi Orobiche.

Purtroppo anche in questa giornata il meteo non mi è stato favorevole, riuscirò tuttavia ad effetture quasi tutto il percorso senza il disagio della pioggia.

 Inizio sentiero CAI 413 Ronco - Parcheggio Nuvolosita diffusa

La maggior parte del sentiero ha origine da una mulattiera militare utilizzata nella prima guerra modiale.
Attualmente il percorso è curato e ben segnato, probabilmente per il fatto che a settembre su questo tracciato  si corre una delle gare classiche delle Orobie: il Trofeo Tagliaferri.
Il sentiero all'inizio ampio e carrozzabile, passa accanto ad un rustico ed in seguito ad una bellisima baita; successivamente diventando mulattiera, si inoltra in un fitto bosco dove inizia a prendere quota con ampi zig zag; riparato dalla vegetazione scorgo una costruzione in pietra fatta con dei muri a secco.   

Rustico Baita
Il fragore delle cascatelle del ruscello del Vo, mi accompagna per alcuni chilometri, degne di nota le CASCATE DEL VO tuttavia non molto visibili da questo lato della valle.
Ruscello CascatellaLe nubi ci perseguitano  Cascatella

Approfitto di un grosso masso in un ampia radura per riposarmi un pò e scattarmi una foto; più avanti, attraversato il ruscello per mezzo di un insolito ponticello, il sentiero riprende a salire passando accanto alla Baita di Mezzo in questo periodo disabitata, l'enorme prato attraversato è costituito da erba a foglie larghe.

 Autoscatto Ponticello Baita di Mezzo

Colgo l'occasione per segnalarvi che tutte le foto in questa pagina sono linkate ad una galleria fotografica dove sono indicate tutte le informazioni relative allo scatto, l'altitudine ed al geo tag per la mappatura.

La stagione avanzata, lascia poco spazio ai fiori che in questo periodo sono sempre più rari. Lentamente arrivo ad un pianoro dove si erge la Baita Alta Venano, una targhetta indica che è stata realizzata con il contributo della comunità montana, qui mi sono preso un bella pausa per fotografare le numerose marmotte che scorazzavano qua e là

Fiore

Baita Alta di Venano
In questo frangente dedicato alle marmotte, vengo raggiunto da 3 escursionisti; dopo uno scambio di battute, con passo veloce proseguono per il loro cammino. Queste, saranno le uniche tre persone oltre al rifugista che incontrerò in tutta la giornata.
Marmotta Sentinella Famigliola 

Attraversata la conca quasi tutta in piano e superato il letto di un torrente in secca, il sentiero riprende a salire; guardando verso il basso, si nota che il sentiero forma una grande W. Più avanti il sentiero a causa di uno smottamento è completamente invaso da pietre e massi, gurdandolo da lontano è ben visibile la scia della frana nella sua ampiezza che taglia la linea del sentiero.

Sentiero a W Sentiero interrotto Frana sul sentiero 413

Man mano che salivo in quota, le nuvole riducevano la visibilità rendendo l'orientamento con lo spazio circostante sempre più difficoltoso. Mancandomi punti di riferimento naturali, ho consultato più volte il mio palmare corredato di foto satellitari della zona e la traccia elettronica del percorso da seguire.
Il suo utilizzo mi è utile per capire dove mi trovo, a quale altitudine e la distanza dalla meta da raggiungere.
Alcuni passaggi meritavano particolare attenzione, i più insidiosi hanno delle funi d'acciaio a cui aggrapparsi ad esempio per superare un ruscello, in altri il terreno è franato portando con se anche il sentiero.  

Cascatella Sentiero con funi d'acciaio Sentiero sconnesso
Fiori e catene

Nonostante la pessima luce ogni tanto trovavo lo spunto per scattare qualche foto fra il grigiore delle nubi.

Nel frattempo i diversi segnavia che ho incontrato mi segnalavano che la meta fosse ormai vicina; fra questi alcuni indicavano il bivio per l'itinerario naturalistico dedicato ad Antonio Curò; questo tracciato  partendo dal Passo del Vivione arriva al Rifugio Tagliaferri per poi proseguire fino al Rifugio omonimo A. Curò.

Brina
Km 11 segnavia segnavia
Finalmente dalla foschia s'intravede il pennone della bandiera: dopo circa 4 ore e 12 km percorsi sono arrivato, ecco il rifugio e la grande campana dedicata ai caduti della montagna posta nei pressi del Passo di Venano a quota 2328 metri. 
Pennone bandiera  Il rifugio avvolto nella foschia Campana dedicata ai caduti della montagna



Ultimo aggiornamento (Domenica 15 Novembre 2009 13:56)